Il governo è intenzionato a rivedere le liberalizzazioni di Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Montano le proteste: a rischio migliaia di posti di lavoro

di Gabriella Lax - Niente più aperture domenicali per gli esercizi commerciali. Questa l'intenzione del governo, dopo gli annunci in campagna elettorale ora inizia dalla Camera l'iter delle proposte di legge indirizzate (salvo poche eccezioni) a togliere di mezzo le liberalizzazioni statuite dal governo Monti. "Sicuramente entro l'anno approveremo la legge che impone uno stop nei weekend e nei festivi a centri commerciali ed esercizi commerciali, con delle turnazioni" ha affermato infatti il vicepremier Di Maio in diretta Facebook a margine della Fiera del Levante a Bari. Questo perché, ha precisato il ministro, "l'orario degli esercizi commerciali non può più essere liberalizzato come fatto dal governo Monti perché sta distruggendo le famiglie italiane" e dunque "bisogna ricominciare a disciplinare gli orari di apertura e chiusura".

Tuttavia, l'idea divide.

Stop alle aperture domenicali dei negozi, pro e contro

Ci sono critiche e applausi, che cambiano a seconda del punto di vista degli interlocutori. C'è chi si interroga sul fatto che questo dietrofront sulle liberalizzazioni potrebbe mettere a rischio i consumi. Rispetto ai numeri del 2010, alla voce consumi, il nostro Paese si trova sotto: la reintroduzione delle chiusure festive e domenicali porterebbe ad un calo dell'1 per cento nel settore alimentare e del 2 per cento in quello non alimentare. Sempre a vantaggio a favore dell'e-commerce.

«Il 75% degli italiani utilizza questa opportunità , solo le aziende a noi associate hanno ogni domenica circa 12 milioni di clienti - come riporta Ansa - il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradara - È evidente che siamo andati a cogliere un bisogno inespresso. Un ritorno a un passato lontano così violento credo che andrebbe spiegato a quelle decine di milioni di persone che oggi si avvalgono di un servizio che domani gli verrebbe negato». Ma non solo. Con la reintroduzione delle chiusure domenicali si farebbe un "passo indietro" dato che circa 12 milioni di persone in media fanno acquisti la domenica attraverso il commercio tradizionale, per non parlare dei posti di lavoro a rischio. Dello stesso avviso Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori (Unc) che fa il punto sull'attuale situazione: «I consumi scendono sia su base mensile che annua. Un fallimento i saldi. Le vendite dell'abbigliamento crollano rispetto allo scorso anno del 2,3% e le calzature dell'1,6% - dunque - diventa una priorità per il Governo concentrare le poche risorse pubbliche per aumentare il reddito disponibile di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, invece di voler ridurre le tasse anche a chi sta meglio».

E poi c'è chi saluta con favore l'iniziativa, come Confesercenti che afferma: «Fondamentale è passare dalla deregulation totale a un minimo di regolamentazione per correggere una distorsione che ha compresso i diritti di piccoli imprenditori e di lavoratori senza alcun vero vantaggio per economia ed occupazione, visto che ha causato indirettamente la chiusura di almeno 50 mila negozi. La proposta di legge di iniziativa popolare, promossa da Confesercenti con Cei, è in Parlamento ormai dal 2013: ci auguriamo che, dopo cinque anni, i 150mila firmatari abbiano finalmente una risposta».

E poi c'è Confcommercio Imprese per l'Italia a riferire: «E' importante che si sia avviato l'esame parlamentare dei disegni di legge in materia di regolazione delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali. Confcommercio auspica che ci sia una fase di dialogo e di ascolto per affrontare il tema nel merito evitando gli errori del passato con l'obiettivo di tenere insieme le esigenze di servizio dei consumatori, la libertà delle scelte imprenditoriali e la giusta tutela della qualità di vita di chi opera nel mondo della distribuzione commerciale».

Negozi chiusi la domenica: le proposte

In commissione Attività produttive della Camera sono arrivate 4 proposte di legge: una della Lega, a prima firma della presidente della commissione Barbara Saltamartini, una dei 5 stelle, una del Pd e una di iniziativa popolare.

In particolare rispetto alle proposte di revisione in quella a firma Saltamartini sono le regioni, sentiti gli enti locali, a stabilire un calendario, con le uniche deroghe concesse cioè quattro domeniche di dicembre e altri 4 giorni (fra domeniche e festivi) nel corso di un anno. Nella versione M5S tocca sempre alle regioni stabilire le nuove regole prevedendo dei turni fra i negozi che però non potranno essere aperti per più di una domenica al mese.

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Foto: 123rf.com
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